A 120 anni dalla sua scomparsa, san Giovanni Bosco resta una delle figure di riferimento per chi, all’interno della chiesa, si occupa di pastorale giovanile. In occasione del 31 gennaio, festa dedicata al santo di Valdocco (Torino), Noi associazione ha deciso di dare alle stampe Sei con noi don Bosco, diciottesimo volume della collana “Noi book”. La pubblicazione, curata da don Gianantonio Urbani, presidente di Noi Vicenza e di Noi Veneto, raccoglie sei diversi contributi dedicati alla figura del sacerdote piemontese, propone alcuni estratti dei suoi scritti, presenta giochi ispirati all’insegnamento di don Bosco. «Il convegno ecclesiale di Verona di ottobre 2006 – spiega il curatore – ha ribadito l’importanza delle strutture della comunità adibite al tempo libero, alla festa e alla possibilità di comunicare il proprio essere dono gli uni per gli altri. Oratori e patronati sono luoghi importanti dove sperimentare la bellezza delle relazioni, spazi preziosi per la crescita e la formazione. Il nuovo volume è frutto del desiderio di Noi associazione di rispondere con competenza e generosità alle sfide educative e di annuncio del vangelo che ci vengono proposte». Sempre secondo don Urbani è importante che la lezione di don Bosco sia conosciuta e studiata non soltanto negli ambienti salesiani, ma in tutte le comunità ecclesiali. Uno dei più grandi insegnamenti che ha lasciato don Bosco per il presidente di Noi Veneto: «È la concezione dell’oratorio e del patronato come luogo espressione della chiesa locale e caratterizzato dall’apertura al territorio». Il sacerdote di Valdocco ha aperto le porte del suo “patronato” a tanti ragazzi difficili, a tanti adolescenti senza punti di riferimento che vivevano al di sopra delle regole e che non avevano attorno a loro adulti significativi in grado di aiutarli a trovare il senso della vita. «Un messaggio di grande attualità, che può risultare prezioso per molti dei nostri circoli e oratori. Gli educatori che operano nei centri parrocchiali devono avere a cuore anche quei giovani che non partecipano alla messa e non frequentano i gruppi. Bisogna trovare le strade e gli strumenti per raggiungere anche “i ragazzi del muretto”, i gruppi informali che si trovano nelle strade e nelle piazze e che in genere “girano alla larga” dal patronato. Certo, si tratta di una sfida difficile: la lezione di don Bosco in questo senso può rivelarsi davvero utile». Fra i capisaldi del pensiero del sacerdote, anche il valore degli interventi di prevenzione: don Bosco si impegnò molto a contrastare l’abbandono scolastico proprio perché lo riteneva uno dei fattori che favorivano comportamenti devianti fra i ragazzi. Il centro parrocchiale, oltre al luogo dedicato al gioco, era anche uno spazio in cui si elaborava un pensiero sociale. «Importante e spesso dimenticato – spiega don Urbani – anche l’impegno di don Bosco nel campo del lavoro. Il sacerdote torinese ha insistito molto sulla necessità di dare ai ragazzi un salario dignitoso e non ha esitato ha denunciare fenomeni di sfruttamento». Il collante di tutte le attività era la preghiera. «Lo stile che invece caratterizzava il suo “essere con i giovani” era quello dell’amorevolezza. Don Bosco era convinto che ogni ragazzo, anche quello che si trovava nella situazione più disperata, potesse essere in grado di prendere in mano la propria vita. Perché amava tutti i giovani che incontrava».