Il circolo Noi della parrocchia di San Vincenzo di Thiene è stato scelto come “terreno” di sperimentazione di un nuovo progetto educativo che si propone di migliorare le relazioni fra genitori e figli, rafforzando il dialogo nei nuclei familiari. Una volta la settimana, un gruppo di sedici famiglie si incontra e con il supporto di otto formatori esperti (educatori e psicologi), partecipa ad attività pensate per aiutare le mamme e i papà ad assumere un corretto atteggiamento di fronte ai mille problemi che possono sorgere con i figli. Centrale il tema delle regole e del confine fra autorità, permissivismo e autorevolezza. Dalle paghette all’acquisto dei regali, dalle punizioni alla fissazione di orari e “coprifuoco” serale: attraverso dinamiche esperienziali, il corso mette a confronto le famiglie sulle situazioni concrete, spesso quotidiane. Accanto ai genitori, anche i figli sono chiamati a confrontarsi e a “rileggere” il proprio comportamento e gli atteggiamenti fra le mura di casa. Oltre al circolo di Thiene, altre quarantasei realtà in Italia stanno vivendo la stessa esperienza : la sperimentazione, avviata dal Forum degli oratori italiani (Foi), dal Centro sportivo italiano (Csi) e dalla Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), è sostenuta dal ministero della pubblica istruzione e dal ministero della solidarietà sociale. Il progetto si propone di testare il metodo Sfp (Strengthening families program – Programma sostegno famiglie): si tratta di un sistema educativo messo a punto negli Usa da Karol Kumpfer, docente dell’università dell’Utah. La partecipazione di Noi associazione alla sperimentazione “discende” dall’adesione dell’associazione al Forum degli oratori italiani: oltre al circolo Noi di San Vincenzo di Thiene, sono coinvolti nell’iniziativa il circolo di Valeggio sul Mincio e quello di Prova, nel comune veronese di San Bonifacio, appartenente alla diocesi di Vicenza. Ora si sta concludendo a Thiene il primo ciclo di incontri, altri due corsi partiranno con l’inizio di marzo. L’adesione è stata molto buona: sedici le famiglie che hanno dato la loro adesione a ognuno dei tre percorsi. In totale quindi 48 le famiglie coinvolte finora. «I riscontri del primo corso – spiega suor Cristina Meroni, una delle coordinatrici del progetto – sono per ora davvero molto positivi. I genitori già ci raccontano di aver notato dei cambiamenti nell’atteggiamento dei loro figli». Le riunioni durano circa tre ore ciascuna: nella prima parte adulti e ragazzi vengono divisi e partecipano ad attività distinte, per la seconda parte si ritrovano insieme. Una terza parte è invece dedicata alla convivialità: al termine di ogni incontro un buffet o una cena comunitaria sono un momento prezioso per costruire legami di amicizia e reti di solidarietà fra i partecipanti. Alla fine di ogni serata vengono assegnati dei “compiti per casa” alle famiglie, chiamate a verificare sul campo le cose imparate durante l’incontro. I partecipanti vengono inoltre invitati a compilare una scheda di valutazione: un questionario che si propone di rilevare il loro giudizio sull’efficacia della proposta e della metodologia scelta. I ragazzi che partecipano sono una trentina, di età compresa fra i sei e gli undici anni. Quattordici gli incontri previsti per ogni corso. Centrale, nel metodo Sfp, anche il coinvolgimento delle scuole: molte famiglie hanno aderito alla proposta proprio perché incoraggiate dagli insegnanti. Due docenti fanno parte dell’équipe formativa che accompagna i ragazzi e i loro genitori. Proprio per garantire la partecipazione degli istituti scolastici al progetto, a ognuno dei quarantasei centri dove si tiene la sperimentazione è stata abbinata una scuola. «Le famiglie iscritte al primo corso – spiega suor Cristina Meroni – hanno partecipato con costanza ed entusiasmo agli incontri. Mi ha stupito la loro capacità di mettersi in gioco: attraverso questa particolare metodologia, che prevede simulazioni di casi concreti e incoraggia un dialogo aperto fra genitori e figli, si è creato fin da subito un clima familiare. I genitori si sono aperti volentieri, accettando di raccontare i momenti belli e i passaggi difficili della loro vita familiare, di mettere a confronto la loro esperienza con quella di altre persone». Fra i problemi più sentiti dai genitori, la fatica nell’affrontare la frenesia della vita quotidiana: «È un disagio spesso segnalato dalle famiglie – racconta sempre suor Cristina – Le mamme spesso lamentano la difficoltà di conciliare il lavoro e la cura dei figli. Durante il corso abbiamo cercato di ragionare su come migliorare la qualità dei momenti passati con i bambini, dovendo purtroppo fare i conti con tempi sempre più ristretti». Se la sperimentazione avrà successo, il metodo Sfp, attraverso un nuovo rifinanziamento, potrebbe venir proposto in altre parti d’Italia, su larga scala. «Per ora – spiega suor Cristina – siamo molto soddisfatti dei risultati dell’esperienza. Confidiamo di poterla ripetere ». Per ulteriori informazioni: www.progettosfp.it