Difesa n.06 (8 febbraio 2004)

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La pratica sportiva è un'esperienza di grande valore per la formazione dei giovani e non è irrilevante l'ambiente in cui viene fatta e la "cultura" che lo caratterizza
Non è solo un gioco
I dirigenti e i tecnici? Prima di tutto educatori

Il tempo libero di un ragazzo spesso è un tempo dedicato alla pratica di un'attività sportiva. L'esperienza dello sport nasce molto presto nella vita dei ragazzi. Prima c'è il gioco, poi si inizia a chiamarlo sport. Si gioca a pallone nel giardino di casa, poi con il tempo ci si iscrive a una società sportiva, si va agli allenamenti, si gioca su un campo vero. Queste poche righe provano a riassumere un'esperienza comune, che in qualche maniera, da genitori o semplicemente da figli, abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Ma cosa succe de quando questo schema subisce delle variazioni? Cosa succede quando si conosce per la prima volta la sconfitta? O quando si ha la consapevolezza di essere un "panchinaro" piuttosto che un "titolare"? O quando gli allenamenti diventano, tre, quattro a settimana e bisogna organizzarsi molto bene per conciliarli con lo studio? O ancora, cosa succede quando per la testa di un ragazzo iniziano a farsi strada pensieri legati a una professione sportiva: il sogno di diventare un calciatore, il sogno di andare alle olimpiadi, il sogno di vincere tante gare? Tutto ciò fa parte di una cultura dello sport.Fare sport è in qualche modo un fatto culturale, se per cultura si intende il modo di pensare, gestire, dare senso alla propria vita anche attraverso attività qualificanti svolte nel tempo libero delle persone. Dal modo con cui si vive lo sport è possibile cogliere il valore e il senso della cultura in cui si è immersi, e di conseguenza dal modo con cui si concepisce l'attività sportiva sarà possibile definire il proprio ruolo di dirigenti, di allenatori o di accompagnatori all'interno di una società sportiva.
Se pensiamo allo sport come a un'attività "produttiva", la logica sarà quella del massimo profitto con il minimo spreco di energie; sarà inevitabile pensare di raggiungere il massimo di risultati attraverso le scorciatoie della selezione e dell'esasperazione tecnica. Questi spunti vogliono aiutare a riflettere su cosa voglia dire oggi fare sport. Perché lo sport, che nasce come una riorganizzazione del gioco "infantile", è un'esperienza che ogni ragazzo conosce molto presto e forse per un genitore è una delle prime scelte da affrontare e da discutere assieme. Ci sono sport che privilegiano il gioco di squadra e altri invece totalmente individuali; sport in cui il buon esito è dato dall'unione di tecnica o astuzia, e altri in cui è la potenza del corpo a fare da scarto vincente. Tutto questo permette, ma anche obbliga genitori e figli a fare delle scelte, e tra queste scelte bisogna anche valutare l'ambiente in cui si andrà a fare sport. È per questo che nascono molte società sportive all'interno delle parrocchie. I motivi sono due: uno deriva sicuramente dalla disponibilità di spazi, per cui un centro parrocchiale spesso è dotato dei cesti per giocare a basket, della rete per la pallavolo o dell'erba per il campo da calcio; il secondo motivo per cui esistono società sportive parrocchiali, è proprio strettamente legato a quello che è stato scritto finora. Lo sport è un'esperienza talmente frequente, primaria e delicata, che un ambiente parrocchiale nel quale certi valori vengono messi prima di altri non può non tenerne conto. Di che valori parliamo? Parliamo di valori come l'attenzione per il prossimo, lo spirito di sacrificio, la volontà di fare per se stessi e perché si è dentro a una squadra. A questo punto la sfida per una società sportiva capace di guardare anche a questo, è avere educatori prima che allenatori, giocatori piuttosto che campioni. Quando usiamo la parola giocatori non intendiamo necessariamente qualcosa di "leggero": il gioco rimane una cosa molto seria, che richiede impegno e rispetto. Quando parliamo di "campioni" intendiamo l'esasperazione di questi valori. La parola campione si porta dietro anch'essa frammenti di cultura, ma di una cultura contemporanea deviata, nella quale l'essere campioni viene affiancato all'essere migliori: il campione ha soldi e denaro, il campione deve spremersi perché poi diventa troppo vecchio, il campione se può prendere qualche scorciatoia forse sarà tentato a prenderla. Anche questa è cultura, una cultura che in una società parrocchiale sarebbe bello che non c'entrasse.

L'intervista
La pastorale sportiva si dà un progetto

Noi associazione sta collaborando attivamente a un progetto di pastorale dello sport e del tempo libero. Le sale multimediali, il portale diweb e il portale dedicato ai centri parrocchiali possono essere strumenti per creare rete, mentre i centri parrocchiali e le loro strutture sono indispensabili per l'attività sportiva. Abbiamo incontrato don Massimiliano Zoccoletti, delegato diocesano per la pastorale del turismo, tempo libero e sport, parroco della comunità parrocchiale Spirito santo a Padova e assistente provinciale del Csi (centro sportivo italiano). Don Zoccoletti, cosa s'intende per pastorale sportiva? «Per pastorale sportiva si intende un progetto capace di veicolare i valori di una pastorale giovanile appropriandosi, nel senso positivo del termine, dei valori e degli schemi che appartengono al mondo sportivo. Il momento dello sport non deve essere un'esperienza fine a se stessa, ma sarebbe bello che fosse un mezzo per fare pastorale». Quali passi si stanno intraprendendo per svolgere la pastorale sportiva? «Per pastorale intendiamo un'attenzione a veicolare valori cristiani. Lo sport non ha a che fare con le letture o il vangelo, ma alcuni principi possono essere comuni. Nell'esperienza sportiva si vivono momenti di intensità diverse. Vi sono i momenti "forti" (la partita, la trasferta, gli allenamenti), e poi ci sono momenti più sfumati, che magari coinvolgono più la testa rispetto ai muscoli. Sono i momenti in cui valori e problemi diventano tempo di dibattito. È a questo punto che si può iniziare a impostare un discorso di pastorale». E in concreto? «Nella concretezza del nostro progetto, i passi che vogliamo svolgere per dare forma e peso a queste parole sono: una mappatura delle società sportive della diocesi di Padova (si vuole vedere lo stato delle cose, le condizioni sia a livello di strutture e sia a livello educativo); poi c'è una commissione per la pastorale dello sport, la creazione di un ufficio che faccia da riferimento per queste attività, e stiamo lavorando anche a un convegno che con tutta probabilità si svolgerà a Padova in autunno. L'obiettivo è creare una consulta di tutte le società sportive». Don Zoccoletti, lei è stato anche uno dei coordinatori del progetto che ha permesso a cinque società sportive parrocchiali di fondersi assieme e creare una struttura unica dal nome Usreal. Com'è andata? «L'idea di unirsi ha permesso a queste società di evitare la dispersione dei "propri" ragazzi. Le società sportive, più si va in avanti con l'età dei propri utenti più rischiano di non riuscire a soddisfare determinate condizioni. Facciamo l'esempio di un bambino che a otto anni decide di giocare a calcio. Con facilità nella sua parrocchia ci sarà una squadra pronta a ospitarlo, ma poi con lo scorrere del tempo alcuni dei suoi compagni si saranno stancati e avranno abbandonato la squadra. A diciott'anni magari non ci saranno i numeri per comporre una squadra e così per giocare a calcio sarà obbligato a scegliere un'altra squadra, una squadra che magari anche nelle vicinanze non ci sarà per gli stessi motivi. E così per tirare un calcio a un pallone magari gli capiterà di andare molto distante da casa. Ma se invece di andare distante da casa, cambiare zona, complicarsi la vita, le squadre delle parrocchie del circondario riuniscono i loro "pochi" giocatori in un'unica squadra, ecco che il problema è superato. L'Usreal, raccoglie le parrocchie di Spirito santo, Cristo Re, Santa Giustina, Santa Rita e San Gregorio, dando la possibilità ai ragazzi di età compresa tra i 5 e i 40 anni di giocare a calcio e pallavolo e calcetto».

don Massimiliano Zoccoletti, delegato diocesano per la pastorale del turismo, tempo libero e sport
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