Noi associazione è una delle associazioni più giovani nel panorama ecclesiale nazionale, il Csi ha alle spalle una storia di ben sessantadue anni. A Padova queste due realtà hanno deciso di camminare insieme con il comune obiettivo di far crescere le proposte e le offerte formative che i giovani possono trovare in parrocchia. «Abbiamo ritenuto opportuno continuare a coltivare ciascuno la propria specificità – spiegano i responsabili – trovando delle forme di scambio e collaborazione». Le forme con cui la collaborazione si espliciterà sono attualmente in fase di studio. Da parte sua, Noi si impegnerà a promuovere le proposte del Centro sportivo italiano nei centri parrocchiali, per incoraggiare la nascita di realtà sportive qualificate e caratterizzate da uno stile attento alla persona e alla sua crescita prima ancora che al successo sul campo e al risultato finale. «Dopo la fase difficile del commissariamento – spiega Marco Illotti, presidente provinciale del Csi – abbiamo deciso di rilanciare la nostra azione proprio a partire dalle parrocchie: in questo senso Noi associazione, per diffusione e radicamento nel territorio, rappresenta il nostro partner ideale». «Lo sport – aggiunge Guido Bottazzo, vicepresidente di Noi Padova – è un ingrediente davvero molto importante nella vita delle comunità locali. La presenza di una squadra sportiva vivace e nata per volontà di persone che frequentano la parrocchia, può contribuire ad animare le stanze dei nostri patronati: spesso i giovani entrano in contatto con la realtà parrocchiale proprio grazie alla pratica sportiva. Il campetto di gioco è un importante luogo di crescita umana e cristiana per molti dei nostri ragazzi. Per promuovere lo sport nelle comunità della nostra diocesi abbiamo deciso di affidarci all’esperienza del Csi, realtà di cui condividiamo in pieno stile, finalità e principi istitutivi. Il dialogo avviato con la nuova presidenza si sta rivelando davvero molto positivo: da entrambe le parti c’è una forte spinta a collaborare». La sinergia fra Noi e Csi nasce per impulso dell’ufficio diocesano di pastorale dello sport: il delegato diocesano don Massimiliano Zoccoletti ha raccolto l’invito del vescovo mons. Antonio Mattiazzo, che ha più volte incoraggiato la collaborazione fra le associazioni ecclesiali. Fra le ipotesi che il Centro sportivo italiano sta pensando di mettere in campo, c’è anche la costituzione di una società sportiva a livello provinciale, a cui potranno affiliarsi i gruppi parrocchiali che non hanno i “numeri” e le risorse per dar vita a una società locale. «Le parrocchie – spiega Illotti – dispongono di un’impiantistica sportiva superiore a quella di qualsiasi altro ente nel nostro territorio. In molti casi questa ricchezza non viene sfruttata: noi ci stiamo impegnando per far rinascere la pratica sportiva nelle comunità dove è scomparsa da tempo, a rafforzarla con nuove risorse e nuovi contenuti educativi dove invece già c’è. In altre situazioni, gli impianti sono affidati in gestione a società terze, non legate al contesto parrocchiale. Non vogliamo opporci a queste situazioni, ma proporre anche a queste realtà l’opportunità di accedere ai nostri percorsi formativi». Per favorire la sinergia fra parrocchie e società sportive locali, il Csi chiede poi che nel direttivo dei nuovi circoli entri di diritto il parroco e un delegato del consiglio pastorale. Un’attenzione particolare è inoltre riservata allo stile. «Il motto del Csi – sottolinea Illotti – è “educare attraverso lo sport”. Mai come in questo momento c’è bisogno di costruire una nuova cultura sportiva. Nelle nostre squadre si cerca di dare spazio a tutti i piccoli atleti, indipendentemente dalle loro capacità. In altre realtà i bambini e i ragazzi, se non sono ritenuti “all’altezza”, vengono scaricati da dirigenti e allenatori: spesso, purtroppo, questa esperienza è vissuta come un vero e proprio trauma. Un’altra regola che ci siamo dati è di affidarci ad allenatori che, pur svolgendo il loro compito con preparazione e competenza, mettono a disposizione gratuitamente parte del loro tempo libero, interpretando il compito loro affidato come un servizio. A differenza di quanto avviene normalmente, nelle nostre società non manteniamo la proprietà dei cartellini dei giocatori: non è la squadra a scegliere se mantenere o cedere i ragazzi, ma sono gli atleti a decidere in quale realtà impegnarsi».