Difesa n.09 (4 marzo 2007)

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Per far crescere “bene” proposte e offerte formative
Noi e Csi, impegno fianco a fianco
Sport, ingrediente fondamentale di aggregazione per la comunità

Noi associazione è una delle associazioni più giovani nel panorama ecclesiale nazionale, il Csi ha alle spalle una storia di ben sessantadue anni. A Padova queste due realtà hanno deciso di camminare insieme con il comune obiettivo di far crescere le proposte e le offerte formative che i giovani possono trovare in parrocchia. «Abbiamo ritenuto opportuno continuare a coltivare ciascuno la propria specificità – spiegano i responsabili – trovando delle forme di scambio e collaborazione». Le forme con cui la collaborazione si espliciterà sono attualmente in fase di studio. Da parte sua, Noi si impegnerà a promuovere le proposte del Centro sportivo italiano nei centri parrocchiali, per incoraggiare la nascita di realtà sportive qualificate e caratterizzate da uno stile attento alla persona e alla sua crescita prima ancora che al successo sul campo e al risultato finale. «Dopo la fase difficile del commissariamento – spiega Marco Illotti, presidente provinciale del Csi – abbiamo deciso di rilanciare la nostra azione proprio a partire dalle parrocchie: in questo senso Noi associazione, per diffusione e radicamento nel territorio, rappresenta il nostro partner ideale». «Lo sport – aggiunge Guido Bottazzo, vicepresidente di Noi Padova – è un ingrediente davvero molto importante nella vita delle comunità locali. La presenza di una squadra sportiva vivace e nata per volontà di persone che frequentano la parrocchia, può contribuire ad animare le stanze dei nostri patronati: spesso i giovani entrano in contatto con la realtà parrocchiale proprio grazie alla pratica sportiva. Il campetto di gioco è un importante luogo di crescita umana e cristiana per molti dei nostri ragazzi. Per promuovere lo sport nelle comunità della nostra diocesi abbiamo deciso di affidarci all’esperienza del Csi, realtà di cui condividiamo in pieno stile, finalità e principi istitutivi. Il dialogo avviato con la nuova presidenza si sta rivelando davvero molto positivo: da entrambe le parti c’è una forte spinta a collaborare». La sinergia fra Noi e Csi nasce per impulso dell’ufficio diocesano di pastorale dello sport: il delegato diocesano don Massimiliano Zoccoletti ha raccolto l’invito del vescovo mons. Antonio Mattiazzo, che ha più volte incoraggiato la collaborazione fra le associazioni ecclesiali. Fra le ipotesi che il Centro sportivo italiano sta pensando di mettere in campo, c’è anche la costituzione di una società sportiva a livello provinciale, a cui potranno affiliarsi i gruppi parrocchiali che non hanno i “numeri” e le risorse per dar vita a una società locale. «Le parrocchie – spiega Illotti – dispongono di un’impiantistica sportiva superiore a quella di qualsiasi altro ente nel nostro territorio. In molti casi questa ricchezza non viene sfruttata: noi ci stiamo impegnando per far rinascere la pratica sportiva nelle comunità dove è scomparsa da tempo, a rafforzarla con nuove risorse e nuovi contenuti educativi dove invece già c’è. In altre situazioni, gli impianti sono affidati in gestione a società terze, non legate al contesto parrocchiale. Non vogliamo opporci a queste situazioni, ma proporre anche a queste realtà l’opportunità di accedere ai nostri percorsi formativi». Per favorire la sinergia fra parrocchie e società sportive locali, il Csi chiede poi che nel direttivo dei nuovi circoli entri di diritto il parroco e un delegato del consiglio pastorale. Un’attenzione particolare è inoltre riservata allo stile. «Il motto del Csi – sottolinea Illotti – è “educare attraverso lo sport”. Mai come in questo momento c’è bisogno di costruire una nuova cultura sportiva. Nelle nostre squadre si cerca di dare spazio a tutti i piccoli atleti, indipendentemente dalle loro capacità. In altre realtà i bambini e i ragazzi, se non sono ritenuti “all’altezza”, vengono scaricati da dirigenti e allenatori: spesso, purtroppo, questa esperienza è vissuta come un vero e proprio trauma. Un’altra regola che ci siamo dati è di affidarci ad allenatori che, pur svolgendo il loro compito con preparazione e competenza, mettono a disposizione gratuitamente parte del loro tempo libero, interpretando il compito loro affidato come un servizio. A differenza di quanto avviene normalmente, nelle nostre società non manteniamo la proprietà dei cartellini dei giocatori: non è la squadra a scegliere se mantenere o cedere i ragazzi, ma sono gli atleti a decidere in quale realtà impegnarsi».

Roberta Voltan
LA TESTIMONIANZA: La polisportiva guidata da Alberto Ranzato pone come centro dei suoi obiettivi formazione ed educazione
Brugine e Cagnola, due stelle da far brillare

Alberto Ranzato, direttore sportivo e responsabile della polisportiva Due Stelle di Brugine, da molti anni è allenatore di una squadra di basket. Una passione che lo porta a misurarsi quotidianamente con la difficile sfida dell’educazione attraverso lo sport. La polisportiva, che nasce dalla fusione di due piccole società parrocchiali, mantiene sempre un occhio di attenzione verso le comunità di Brugine e Cagnola. Un’attenzione che si esplicita in alcuni piccoli, ma importanti segni: all’inizio di ogni anno di attività, Ranzato contatta i due parroci per concordare con loro gli orari delle proposte sportive, in modo da evitare spiacevoli sovrapposizioni con gli orari della catechesi e delle altre attività della parrocchia. Lo scorso gennaio la polisportiva, che raccoglie 280 atleti per un totale di ben quattordici squadre (calcio, pallavolo, basket, ginnastica), ha inoltre contribuito all’organizzazione della festa dedicata a Don Bosco. Una cura particolare è riservata alla formazione: «Quest’anno – racconta Ranzato – abbiamo organizzato un ciclo di incontri con i genitori. Insieme abbiamo affrontato il tema del valore educativo dello sport. Spesso la società sportiva viene considerata come un “distributore automatico”: i genitori portano i ragazzi all’allenamento, chiedono che si divertano e che facciano esercizio fisico, ma non cercano il contatto con l’allenatore, né considerano questo spazio fondamentale per la crescita dei loro figli. È molto importante anche l’atteggiamento che i genitori assumono durante le partite: se insultano l’arbitro o utilizzano toni duri nei confronti degli avversari, come a volte purtroppo succede, non sono certo esempio per i ragazzi. Un incontro è stato specificamente dedicato alla figura dei dirigenti: si tratta per lo più di genitori che mettono a disposizione parte del loro tempo libero dedicandosi alla società. Noi crediamo che questa figura non debba avere soltanto un ruolo operativo e gestionale, ma che debba concorrere, con il suo stile e il suo esempio, all’educazione dei piccoli atleti».

Roberta Voltan
Iniziativa per educare i giovani al tifo calcistico negli stadi

Il comitato territoriale di Torino di Noi associazione ha promosso nei mesi scorsi, in collaborazione con l’associazione Cisv e grazie a un finanziamento regionale, “Speak up stand up”, un originale progetto di educazione al tifo calcistico. Tre i momenti forti della proposta: un corso per animatori sportivi dei centri parrocchiali, una festa multietnica culminata nella partita amichevole fra tifosi della curva del Toro e tifosi della curva della Juventus, un convegno sul tema dell’educazione al tifo lo scorso gennaio. Iniziative che hanno raccolto un buon successo di partecipazione. «Pochi – racconta Piergiorgio Bollati, segretario di Noi Torino – si pongono realmente il problema dell’educazione al tifo: sono davvero rari i casi di progetti specifici in questo senso. Crediamo sia molto importante curare questo aspetto anche all’interno dei nostri centri parrocchiali: il fenomeno della violenza negli stadi è un fenomeno che non si può ignorare e che deve coinvolgere quanti hanno a cuore l’educazione dei giovani e la pastorale oratoriana».

Noi aderisce al manifesto nazionale contro l’eutanasia

Anche Noi associazione ha deciso di aderire a “Per il coraggio di vivere e far vivere”, il nuovo manifesto nazionale contro l’abbandono dei malati, l’accanimento terapeutico e l’eutanasia. Il documento, redatto da un gruppo di undici illustri medici e scienziati, ha già raccolto il sostegno di numerose realtà ecclesiali. Il riconoscimento della dignità della vita umana anche quando questa è segnata da gravi forme di malattia e disabilità, il valore e l’importanza della medicina per alleviare il dolore degli infermi, la necessità di strumenti e risorse per sostenere e accompagnare le persone che soffrono e le loro famiglie, il no fermo e deciso a ogni forma di eutanasia e alla concezione di chi interpreta la morte come “un diritto”: questi alcuni fra i temi toccati dal documento “Per il coraggio di vivere e far vivere”.

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