Difesa n.10 (16 marzo 2003)

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NOI di VEGGIANO & ROSSANO VENETO - Ecco come si raccontano due centri parrocchiali che hanno scelto Noi associazione
Nuovi circoli, sei in febbraio
E cresce la media degli iscritti Il record (550) a Rossano

Crescono i circoli che scelgono di affiliarsi a Noi e aumenta il numero degli iscritti: fino a qualche tempo fa la media era di 150 persone per circolo, in pochi mesi si è saliti a 220. Tra gennaio e febbraio, inoltre, sono stati "fondati" ben sei circoli: Veggiano, Quero, Rivale di Pianiga, Caltana, Arsego e Mezzavia. In dirittura d'arrivo anche Santa Giustina in Colle, Fiesso d'Artico e Pozzetto di Cittadella. Quale la molla che spinge a fare questo passo? «Matura il senso di essere associazione ­ spiega Guido Bottazzo, coordinatore del servizio diocesano centri parrocchiali e segretario dell'associazione Noi Circoli & Oratori di Padova ­ Cresce la consapevolezza che dietro al fare ci deve sempre essere un'interpretazione di ciò che si ha e di ciò che ci si propone. Ad esempio, dietro a un centro parrocchiale ci sono dinamiche fiscali, sanitarie, amministrative e normative che di necessità bisogna conoscere». Il "fare circolo" significa dunque condividere informazioni, aggiornamenti, proposte e opportunità. La realtà più numerosa affiliata a Noi è quella di Rossano Veneto, che conta ben 550 iscrizioni. «Il segreto sta nell'entusiasmo degli operatori ­ racconta Antonio Stradiotto, segretario del circolo San Giovanni Bosco ­ È l'esempio delle persone che "cattura" e trascina». Sono davvero molti, a Rossano Veneto, i volontari nel circolo parrocchiale: circa 120-130 persone. C'è chi fa servizio al bar, chi si occupa delle pulizie, chi fa la spesa, chi organizza le attività. Le proposte spaziano da tornei di ping pong e calcetto a serate di karaoke, a gite, a feste di carnevale e di capodanno, e anche ad attività formative o di servizio, come la tradizionale raccolta ferro-stracci nel mese di maggio. «Il valore aggiunto del nostro circolo ­ sottolinea don Sandro Ferretto, vicario parrocchiale e vicepresidente del circolo ­ sta nella presenza, all'interno del direttivo, di giovani e di famiglie giovani. In questo modo, oltre ai ragazzi, riusciamo a coinvolgere anche le famiglie e a raggiungere tutte le fasce d'età». «Il circolo è un punto di riferimento importante ­ continua Stradiotto ­ La gente vede che può divertirsi, stare bene, e così ritorna. Anche gli immigrati vengono e chiedono di tesserarsi, perché qui si sentono a casa». Tanto che poi alcuni vi fanno anche servizio di volontariato. Il circolo Sant'Andrea apostolo della parrocchia di Veggiano, invece, sta facendo proprio adesso i primi passi insieme a Noi: il direttivo è stato eletto a fine febbraio. «Era giunto il momento di designare il nuovo comitato del centro parrocchiale, finora associazione locale ­ spiega don Enrico Rodighiero, parroco e presidente del circolo ­ Così abbiamo pensato di cogliere l'occasione per affiliarci a Noi. Quello che ci proponiamo è di continuare il servizio precedente; con l'affiliazione all'associazione Noi ci aspettiamo di essere maggiormente tutelati, di trovare indicazioni e facilitazioni nella gestione del centro, nell'organizzazione delle feste, nello svolgimento delle nostre attività». Il nuovo direttivo è composto da giovani, giovani adulti, e papà di famiglia, tutti con una gran voglia di fare. Il circolo farà da riferimento anche per la parrocchia di Santa Maria di Veggiano, affidata a don Enrico Rodighiero. «L'unico nostro handicap ­ aggiunge il parroco ­ è che il circolo non ha spazi esterni. Mancano il campo da calcetto, il campo da pallavolo e per cortile c'è solo il piccolo fazzoletto di terra della canonica, che dà sulla strada. Speriamo che questa situazione si risolva presto».

Chiarezza sulle reti televisive a pagamento in patronato
A proposito di abbonamenti tv chi li fa per uso casalingo spende meno di chi li offre come servizio a terzi. E i soci del bar dei centri parrocchiali?

I Tra i tanti servizi che può offrire un centro parrocchiale, c'è anche la possibilità di seguire alla televisione una qualsiasi partita di campionato o di coppa. Ma da qualche anno a questa parte la maggior parte dello sport viene trasmesso da reti a pagamento come Tele+ e Stream. Basta installare un'antenna parabolica, pagare un abbonamento e si apre una finestra ricchissima di eventi sportivi. In Italia il calcio è un grande passatempo popolare, e locali come bar, birrerie e pizzerie hanno colto l'iniziativa al balzo. Basta un qualsiasi mercoledì di coppa, l'anticipo serale del sabato e il pomeriggio della domenica, a far sì che questi locali si riempiano di videotifosi pronti a passare due ore tra birra, caffè e goal. A questa tendenza non sfuggono i centri parrocchiali, che da sempre rischiano di essere luoghi a metà tra un bar e una sala giochi, a mezza via tra un'attività che dovrebbe essere solo di tipo educativo-aggregativo e rischia di essere spesso una realtà prettamente commerciale. A questo punto nasce un problema: chi decide di abbonarsi a Tele+ e a Stream per un uso personale e casalingo paga una certa cifra; chi lo fa per offrire un servizio ai suoi clienti paga una tariffa molto più alta. Ma i soci di un centro parrocchiale sono da considerarsi come dei clienti? Un bar di un patronato è come il bar del paese? Un locale della parrocchia aperto soltanto il sabato e la domenica è giusto che paghi un abbonamento come il pub aperto tutte le sere? Spesso la realtà sta nel mezzo. Chi ha ragione se in un paese di provincia un bar investe in un megaschermo tv, compra una buona antenna e paga fior fior di euro (attorno ai 5 mila l'anno), mentre dall'altra parte della strada il centro parrocchiale con il suo abbonamento casalingo si riempie di ragazzi (però soci) che inevitabilmente fanno perdere clientela al bar del paese? Il barista accusa il parroco di fare qualcosa che lo danneggia, il parroco si giustifica dicendo che la sua non è un'attività per far soldi, ma un momento per fare in modo che i giovani si ritrovino e quindi non è giusto sobbarcarsi molte spese. Ma la questione delle tariffe per i diritti del calcio nasce ancora prima. Infatti i proprietari di piccoli bar, luoghi che avevano tre tavolini e un bancone, si trovavano a pagare cifre uguali a birrerie capaci di fare cento o duecento coperti. A questo punto i vertici delle reti televisive hanno deciso di fare prezzi diversi in base alla metratura dei locali. Così l'opera di regolarizzazione del mercato degli abbonamenti tv ha toccato anche le realtà dei centri parrocchiali. Anche in questo caso le aziende cercano di venire incontro alle richieste, e per fare ciò hanno stipulato una convenzione con le associazioni. In breve, se l'abbonamento televisivo viene intestato a un'associazione interna al centro parrocchiale, si può accedere a tariffe particolari. I centri parrocchiali affiliati a Noi associazione possono fare riferimento alla segreteria territoriale che fornirà loro tutte le informazioni per aderire alla convenzione. Ora ogni parroco che abbia un abbonamento "non regolare" nel suo centro parrocchiale è obbligato a regolarizzare la sua posizione, pena pesanti multe, che sono più frequenti di quanto si possa pensare.

Novità e scadenze dalla legge finanziaria. Nessun allarme però. Ecco come devono regolarsi i centri parrocchiali

LE NOTIZIE UTILI - PARLIAMO DI VIDEOGIOCHI
L'articolo 22 della legge finanziaria 2003 detta "Misure di contrasto all'uso illegale di apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento". La gestione degli apparecchi per gioco lecito è soggetta ad autorizzazione ministeriale (monopoli di stato) anche per gli apparecchi installati prima del 2003. Per ogni tipo di apparecchi è prevista l'assegnazione di un codice. Per ogni apparecchio dovrà essere predisposta una scheda che dovrà seguirlo in ogni spostamento (conformità, funzionamento, dispositivi). Tali procedure sono applicate anche agli apparecchi installati prima del 1 gennaio 2003, con il termine del 15 febbraio 2003 (prorogato al 21 marzo) occorre una denuncia su modello ministeriale per il rilascio del nulla osta e il versamento dell'imposta dovuta per il 2003 (con automatico condono per le imposte non versate negli anni 2001 e 2002). Senza versamento e senza denuncia è prevista la confisca e la distruzione degli apparecchi, la revoca della licenza (ovviamente per i noleggiatori) e il recupero della tassazione per gli anni 2001 e 2002. La normativa ha creato allarme e preoccupazione tra i gestori, i quali hanno trasferito le loro difficoltà ai circoli ritirando i giochi, offrendo gli stessi a prezzi interessanti o addirittura gratuitamente, chiedendo la revisione degli accordi per una partecipazione significativa alla tassazione annuale e per una differente suddivisione della percentuale degli introiti. I circoli non devono preoccuparsi perché la responsabilità è dalla legge individuata nei produttori, negli importatori e nei gestori. Ovviamente, i circoli proprietari di giochi dovranno attivarsi in qualità di gestori, e per questo in una prossima circolare interna all'associazione comunicheremo le informazioni necessarie all'espletamento delle formalità introdotte e prorogate al 21 marzo. I noleggiatori sempre più spesso e sempre più insistentemente, per la parte di introiti dai giochi lasciata al circolo, chiedono l'emissione di regolare fattura. Con cortesia, ma anche con decisione si deve rispondere che il circolo può rilasciare solo una ricevuta (eventualmente regolarizzata con bollo da 1,29 euro, qualora l'importo sia non inferiore a 77,47 euro), essendo il circolo non soggetto Iva, ai sensi dell'articolo 4, comma 4 della legge 633 del 1972. Una lezione, comunque, è bene individuare anche in questa complicazione legislativa: la scelta dei videogiochi è una scorciatoia che non contribuisce alla promozione sociale dei tesserati. Perché non approfittare di questa contingenza per aprirsi a proposte più genuine e caratterizzanti di giochi collettivi? Per la fantasia non ci sono limiti.

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