A Mejaniga gli spazi del centro parrocchiale stanno cambiando fisionomia per far fronte alle nuove esigenze della parrocchia: in costruzione una struttura nuova di zecca per avere spazi maggiori e dare un’offerta di incontro migliore, anche grazie al sostegno del circolo Noi Sant’Antonino. Com’è nata la scelta di affiliarsi a Noi associazione? «Abbiamo contattato alcune persone che stavano già vivendo questa esperienza – spiega Fabio Pasquetto, presidente del circolo Noi di fresca affiliazione – Ci siamo confrontati in parrocchia e ci sono piaciute le finalità dello statuto: gli obiettivi dell’associazione erano molto vicini a quello che stavamo vivendo come realtà locale. Di qui all’associarsi il passo è stato breve ». Su quali attività vi state principalmente impegnando? «Stiamo organizzando una serie di progetti indirizzati principalmente ai ragazzi, ai giovani e alla famiglia per creare momenti di aggregazione, di festa. Nella nostra comunità sono presenti i gruppi giovani, coppie, fidanzati, i gruppi di ascolto e quello missionario e non mancano anche tre cori molto importanti per l’animazione liturgica». Cosa vi ha colpito di più di questa esperienza appena iniziata? «Come in tutte le cose, quando sono nuove, ci si mette tanto entusiasmo. Abbiamo da poco costituito il direttivo del patronato in cui la presenza giovanile è molto significativa. Il lavoro che svolgiamo viene portato avanti in stretta sinergia con il parroco e con tutti i membri della comunità. Vogliamo creare un luogo di aggregazione giovanile sicuro, un punto di ritrovo in cui i giovani possano incontrare persone disposte ad ascoltarli, a condividere qualche momento con loro e, nello stesso tempo, pronte a fare anche un percorso formativo assieme a loro. Penso, ad esempio, agli adulti che prestano il loro servizio al bar. Sono le prime persone che vengono a contatto con i ragazzi, che avvertono le loro esigenze: hanno quindi una funzione educativa molto importante e da valorizzare». Un desiderio per questo nuovo centro. «Il più grande è che sempre più persone, adulti, genitori, nonni, abbiano voglia di mettersi in gioco con noi, di spendere un po’ del loro tempo per i nostri ragazzi». Quante sono in media le persone che frequentano il centro parrocchiale? «Ci sono adulti che offrono il loro servizio nella catechesi e nell’animazione missionaria, altri ancora che collaborano nella gestione del bar, altri che si rendono disponibili per organizzare la sagra. C’è anche un insegnante in pensione che si è proposto di aiutare i ragazzi nello studio. Manca però la fascia giovanile. Spero che in futuro i giovani vedano nel centro parrocchiale un punto di riferimento in cui divertirsi in modo sano». Il gruppo missionario è poi molto attivo? «È formato principalmente da pensionate, sempre in prima fila per dare una mano a organizzare iniziative per la comunità. I fondi raccolti sono poi destinati per costruire dei pozzi in una missione in Kenya». Tante iniziative e tanta voglia di fare, affinché il centro parrocchiale diventi sempre più un luogo dove ci sia svago, ricreazione, incontro, ma anche offra una formazione cristiana sempre più completa.