Fino al 31 maggio non si parla di sagra a San Domenico ma di festa della comunità, perché l’appuntamento vuol essere un’opportunità di incontro e condivisione per la comunità stessa, un modo per stare insieme in armonia, conoscersi meglio in un clima familiare di accoglienza e solidarietà. «Questo termine – spiega il parroco don Francesco Santinon – è sicuramente più indovinato piuttosto che “sagra” perché questa comunità è relativamente giovane, non ha radici profonde di tradizioni, ma soprattutto l’obiettivo è che questa parola abbia spessore di contenuti e non sia vuota: “comunità” è carica di dimensione affettiva».
A rompere il ghiaccio della manifestazione ci ha pensato il gruppo sportivo San Domenico (fondato nel 1992) che ha proposto la scorsa domenica 17 maggio, la 14a marcia dell’accoglienza, una corsa non competitiva con percorsi da 6 e 8 chilometri. La marcia ha visto una folta partecipazione di maratoneti della domenica, ben determinati ad approfittare di una splendida giornata di maggio per fare un po’ di sana attività motoria in un contesto certamente divertente ma anche significativo: la denominazione stessa dell’iniziativa, infatti, suggerisce una precisa attenzione. «Da quattordici anni – spiega Antonia Conte, responsabile del gruppo sportivo – organizziamo la marcia dell’accoglienza, che non ha obiettivi agonistici e non intende ricoprire certo tali ruoli, tanto che prende il nome esattamente dalle nostre finalità originarie. Il gruppo sportivo, infatti, è aperto a tutti con il fine di creare momenti di aggregazione, animare la cittadinanza, stare insieme e fare conoscenza. Le attività sportive sono rivolte a tutte le età, ma soprattutto agli anziani con corsi di ginnastica specifici per la terza età e ai bambini, con l’iniziazione alle attività motorie e agli sport come il calcio e il pattinaggio, soprattutto nel periodo estivo; inoltre, si organizzano anche tornei di calcio per i bambini per coinvolgere anche i genitori e dar modo di stare insieme e divertirsi». Ulteriore simpatica iniziativa promossa dalla scuola dell’infanzia Montessori – ovvero la scuola materna parrocchiale – è stato il torneo del papà sportivo: un triangolare di calcio che ha visto gli over 30 fortemente impegnati sul rettangolo verde: la vera vittoria, però, è andata alla solidarietà, in quanto parte del ricavato è stato devoluto ai terremotati dell’Abruzzo.
Primo promotore della festa della comunità è il consiglio pastorale parrocchiale che ha lavorato tutto l’anno, come da orientamenti pastorali diocesani, sul bene comune. «Il primo obiettivo del bene comune – afferma Maria Teresa Stimamiglio, vicepresidente del Cpp – è mettere in comunicazione e in comunione i gruppi già esistenti in parrocchia. Il nostro è un consiglio pastorale appena formato, quindi anche la conoscenza tra gli stessi membri è un passo importante da compiere. Abbiamo cercato di creare occasioni d’incontro al di là delle convocazioni serali mensili, come ad esempio il weekend di spiritualità che abbiamo organizzato lo scorso settembre a casa Sacro Cuore: ci è sembrato un modo per approfondire la conoscenza tra noi, ma anche uno stimolo per riflettere sull’idea di “comunità” e di “pastorale di servizio” all’interno della comunità stessa; è stata davvero un’opportunità per cominciare bene l’impegno dell’anno pastorale, mettendo a fuoco le tappe del cammino da intraprendere».
Quali sono le realtà più significative nella comunità?
«Prestiamo molta cura ai momenti comunitari nei tempi forti (avvento e quaresima) e significative sono sicuramente le esperienze nei centri d’ascolto della parola di Dio, che non facciamo più nelle case come una volta, ma direttamente in parrocchia, divisi in 3 o 4 gruppi; vorremmo anche creare un gruppo specifico per accrescere la formazione degli animatori dei centri. Il bollettino parrocchiale è divenuto uno strumento fondamentale: un vero e proprio libriccino, segno di comunicazione e comunione tra i gruppi, perché porta il vissuto concreto delle diverse realtà operanti verso tutti, anche verso chi frequenta poco! Oltre ai cammini per i ragazzi come l’Azione cattolica e gli scout, cerchiamo di proporre dei percorsi per tutti: c’è un gruppo per i fidanzati prossimi al matrimonio, la celebrazione degli anniversari a fine anno e altre iniziative che vorremmo realizzare, come la ripresa del gruppo di preparazione ai battesimi o il gruppo sposi. La pastorale giovanile è una realtà che non può essere ridotta ai gruppi associativi e quindi si stanno cercando soluzioni per guardare oltre. Infine, altra peculiarità della nostra comunità è certamente il rapporto speciale con la scuola dell’infanzia, con la quale abbiamo un progetto globale per bambini e genitori con percorsi stabiliti nell’accompagnamento all’iniziazione cristiana».
Quest’anno il parroco raggiunge il traguardo di 25 anni di sacerdozio: come intendete festeggiarlo?
«Avremmo voluto fare molte cose ma don Francesco ci ha un po’ frenato. Stiamo organizzando un bel concerto con la corale, anzi, potremmo dire che è stata proprio una bella occasione per aumentare l’organico dei coristi. Siamo contenti del cammino che portiamo avanti con il nostro parroco perché è molto presente nel tessuto relazionale, soprattutto con le persone che si trovano in difficoltà, disagio, malattia: è una presenza importante, un segnale forte!».