Difesa n.30 (26 luglio 2009)

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INTERVISTA A DUE CONSIGLIERI DI NOI PADOVA: DON RENATO PILOTTO (AREA FORMAZIONE E PROGETTI) E MARCO MOLLICHELLI (TESORIERE)
Per il futuro? Apertura al territorio
Ma anche più “investimenti” su educazione e comunicazione

Nei giorni scorsi si è tenuto il consiglio direttivo dell’associazione Noi Padova. Per raccogliere informazioni su cosa bolle in pentola per il prossimo futuro, sono stati intervistati due dei membri: don Renato Pilotto, responsabile per l’area “formazione e progetti” (e co-parroco dell’unità pastorale di Sant’Urbano), e Marco Mollichelli, tesoriere.

Don Pilotto ha introdotto i nuovi progetti di Noi associazione e le riflessioni in atto sul tema dell’ampliamento dei servizi; Marco Mollichelli, neoeletto del direttivo, ha comunicato le sue aspettative e considerazioni riguardanti i prossimi anni di lavoro del Noi Padova. Da entrambe le interviste emergono simili linee di pensiero: la sempre maggiore necessità di educare, di comunicare e di aprirsi alle altre realtà sia diocesane che territoriali.

Enrico Ruffato
DON RENATO PILOTTO
Monitoraggio dei circoli

«Stiamo operando una sorta di monitoraggio della realtà dei circa 200 circoli Noi presenti in diocesi, raccogliendo e formulando riflessioni, esigenze, modalità di intervento e chiavi di lettura»: così don Renato Pilotto, responsabile per l’area “formazione e progetti” di Noi associazione, spiega come si sta muovendo il consiglio direttivo.

Cosa emerge da questo lavoro?

«Prima di tutto una considerazione che riguarda l’essere Noi nella comunità parrocchiale. Emergono, inoltre, una serie di domande, che ci permetteranno di migliorare il nostro operato: i nostri circoli, ad esempio, sono in grado di compiere una riflessione organica sul proprio operato, che possa essere confronto e occasione di dialogo costruttivo? Quali sono i bisogni dei circoli? Qual è la capacità di raccogliere attorno a sé e coinvolgere, anziché semplicemente dire “apriamo il patronato, chissà che venga qualcuno”? E la capacità di progettare e relazionarsi sul territorio? Quali sono le risorse per formare e potenziare la nostra identità? Come puntare al lavorare in rete e alla sussidiarietà con l’esistente delle comunità parrocchiali? L’ultimo punto di riflessione riguarda il centro parrocchiale: vogliamo cercare di essere un riferimento per persone che prima di pensare al fare, scommettano sull’essere e partecipare».

Quali sono le priorità del consiglio?

«Dopo aver dato modo all’associazione di porre basi concrete per quanto riguarda la configurazione legale e gestionale dei vari circoli (aspetti legali e fiscali, affiliazione, valori e importanza di un aps-associazione di promozione sociale, ecc.) si è sentito il dovere di un approfondimento all’interno dei circoli a favore di tutti coloro che vi operano. Per prima cosa, nella consapevolezza: come aiutare i circoli Noi, in riferimento alle scelte della chiesa diocesana, agli stili di vita e all’organizzazione delle vita pastorale. Successivamente: non solo consulenza ma servizio. A tal proposito prevediamo, in previsione dell’assemblea d’autunno, di farla precedere da un incontro organizzato nel territorio. Abbiamo ipotizzato cinque zone in diocesi dove il consiglio di Noi Padova andrà a incontrare i circoli, proponendosi l’ascolto, la comunicazione di esperienze, la condivisione comune di alcune idee chiave che siano la base per il lavoro futuro. Questo anche alla luce della scelta della chiesa italiana che nei prossimi anni focalizzerà la propria attenzione sul valore dell’educare».

Quali progetti per il futuro?

«Nasce, a nostro avviso, l’esigenza di muoverci su più direttive. Nell’ambito degli strumenti operativi per il consiglio di Noi Padova: il servizio “Formazione e progetti”, la costituzione di commissioni-gruppi di studio coordinati dal consiglio direttivo (ma con l’apporto essenziale di persone che vivono la realtà del circolo, prioritariamente la formazione e la comunicazione). Sul concetto di identità: un servizio “Formazione e progetti” a favore dei circoli, idee e proposte operative per responsabili e animatori di oratorio. Sugli stili di vita: strumenti e proposte per “dare un’anima” al tempo non strutturato vissuto dai singoli di ogni d’età. Nella relazione: l’esigenza di un “mandato” da parte della parrocchia per quanti operano nel circolo-centro parrocchiale. Questo per aiutare, chiarire, indirizzare il valore della relazione (tra parroco-consiglio pastorale e Noi associazione, tra Noi associazione e le altre associazioni e realtà presenti nella parrocchia e nel centro parrocchiale, tra il quest’ultimo e il territorio). Nell’ambito della sussidiarietà, come servizio alla comunità e al territorio, l’indispensabile riscoperta e aiuto al ruolo delle famiglie».

Quale risposta è prevista da parte dei soci?

«Speriamo la più aperta e la più ricca di dialogo. Nel preparare i prossimi appuntamenti, stiamo pensando alla collaborazione stretta con alcuni responsabili di circolo nelle varie zone della diocesi. Potranno aiutarci a formulare punti di partenza e chiavi di lettura su cui lavorare con i circoli, in modo che tutto quello che verrà proposto non cali dall’alto, ma sia, già in partenza, ampiamente condiviso e aderente alla realtà e al vissuto di Noi associazione nel territorio».

MARCO MOLLICHELLI
Associazioni in rete

Marco Mollichelli, neoeletto consigliere nel direttivo territoriale di Noi Padova, nonché presidente del circolo della parrocchia del Crocifisso, ha una lunga esperienza in campo associativo.

«Prima mi sono mosso in Azione cattolica e poi all’interno di Noi associazione – spiega – Insieme ai componenti del direttivo ho curato alcune pratiche amministrative e burocratiche e i rapporti con quartiere e comune, nonché alcune attività ricreative e formative. L’anno scorso sono diventato presidente del circolo Noi del Crocifisso. Poi, nel novembre dello scorso anno, sono stato eletto come membro del direttivo».

Cosa porta del suo vissuto all’interno del consiglio? E come pensa di applicarlo nelle attività dell’associazione?

«In seguito alle mie esperienze in ambito associativo, sento di poter portare il mio coinvolgimento. Mi sono offerto con la precisa intenzione di fornire un servizio all’interno di Noi. Credo nell’associazionismo e trovo che bisogna esserci per vivere l’associazione. Per questo, il mio approccio alle attività dovrà avere, a mio parere, tre caratteristiche: essere gratuito, gioioso e collaborativo. Sulla gratuità e sulla gioia, l’approccio dovrebbe seguire l’insegnamento di Gesù, che andava in mezzo alle folle a portare la sua parola, e così dovremmo fare noi. Sulla collaborazione, è fondamentale mettersi in rete con le altre realtà, in modo da poter unire le energie di tutti».

Qual è il ruolo, oggi, di un’associazione come Noi Padova?

«Un circolo è soprattutto una scelta: quella di esserci e di come esserci. Scelta basata su considerazioni di natura pastorale e civile. Ciò che il circolo già fa, ma che mi piacerebbe fosse sempre incrementato, è la formazione. E, insieme, l’informazione. Deve sempre essere educativo, e costituire una sorta di ponte fra parrocchia e territorio. Da quest’ultimo vengono le figure che operano all’interno del centro parrocchiale, quindi esse stesse devono essere figure educative e formative. Il centro parrocchiale è uno dei mezzi con cui la parrocchia realizza la sua missione nei confronti della comunità ed è una delle proposte educative e formative».

Quali sono le sue aspettative per i prossimi anni di impegno di Noi Padova?

«Mi piacerebbe che le associazioni, uscendo dall’ambito parrocchiale, si unissero a livello zonale. I circoli potrebbero incontrarsi e comunicarsi le rispettive attività, esigenze e necessità. Sarebbe bello che ci fossero proposte a livello vicariale, ad esempio. Un’esperienza come quella di mettere a confronto più realtà potrebbe essere solo arricchente. Inoltre, un percorso da intraprendere sarebbe quello che può portare i circoli a stare in piedi con le proprie gambe: molti già lo fanno. Ogni associazione dovrebbe essere in grado di portare avanti un tipo di proposta formativa autonoma. Dico questo perché le proposte formative della parrocchia sono svariate; questa tipologia potrebbe essere un ramo che le integra in modo autosufficiente».

Cosa intende per mettersi in rete?

«Intendo mettersi ad un tavolo, confrontarsi, ma anche avere un sito web. Noi siamo fortunati, già l’abbiamo. Ma se il numero aumentasse, questo sarebbe un modo per comunicare il percorso di crescita. Mettersi in rete, inoltre, significa aprirsi anche a nuovi tipi di attività. Un percorso sportivo, per citare una tipologia, ha già dato degli ottimi risultati. Per esempio tornei di sport di squadra, o partecipazioni a incontri formativi su temi quali le attività sportive per persone diversamente abili, potrebbero essere la prova che questi percorsi si incontrano e permettono all’associazione di crescere sia a livello territoriale (si esce dalle realtà parrocchiali) che comunicativo (il sito internet e le sue visite). Essere nell’associazione significa esserci per l’associazione, la parrocchia e la comunità».

Che risposta vi aspettate, da parte dei soci di Noi Padova e in generale dalla comunità?

«La risposta della comunità è già ampia. Ma mi piacerebbe conoscere quella delle singole realtà. La risposta che comunque mi aspetto da tutti i circoli è una sempre maggiore attenzione alla pastorale. Il tesseramento non è un concetto superato, anzi. Per questo, un legame profondo dovrebbe sottolineare l’appartenenza al gruppo. La partecipazione dunque non dovrebbe essere un risultato, ma un punto di partenza. Mi sento quindi di concludere con una personale considerazione: in qualità di consigliere, mi piacerebbe trovare sempre più tempo e possibilità per tentare di mettere in relazione e a confronto le realtà del territorio».

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