Marco Mollichelli, neoeletto consigliere nel direttivo territoriale di Noi Padova, nonché presidente del circolo della parrocchia del Crocifisso, ha una lunga esperienza in campo associativo.
«Prima mi sono mosso in Azione cattolica e poi all’interno di Noi associazione – spiega – Insieme ai componenti del direttivo ho curato alcune pratiche amministrative e burocratiche e i rapporti con quartiere e comune, nonché alcune attività ricreative e formative. L’anno scorso sono diventato presidente del circolo Noi del Crocifisso. Poi, nel novembre dello scorso anno, sono stato eletto come membro del direttivo».
Cosa porta del suo vissuto all’interno del consiglio? E come pensa di applicarlo nelle attività dell’associazione?
«In seguito alle mie esperienze in ambito associativo, sento di poter portare il mio coinvolgimento. Mi sono offerto con la precisa intenzione di fornire un servizio all’interno di Noi. Credo nell’associazionismo e trovo che bisogna esserci per vivere l’associazione. Per questo, il mio approccio alle attività dovrà avere, a mio parere, tre caratteristiche: essere gratuito, gioioso e collaborativo. Sulla gratuità e sulla gioia, l’approccio dovrebbe seguire l’insegnamento di Gesù, che andava in mezzo alle folle a portare la sua parola, e così dovremmo fare noi. Sulla collaborazione, è fondamentale mettersi in rete con le altre realtà, in modo da poter unire le energie di tutti».
Qual è il ruolo, oggi, di un’associazione come Noi Padova?
«Un circolo è soprattutto una scelta: quella di esserci e di come esserci. Scelta basata su considerazioni di natura pastorale e civile. Ciò che il circolo già fa, ma che mi piacerebbe fosse sempre incrementato, è la formazione. E, insieme, l’informazione. Deve sempre essere educativo, e costituire una sorta di ponte fra parrocchia e territorio. Da quest’ultimo vengono le figure che operano all’interno del centro parrocchiale, quindi esse stesse devono essere figure educative e formative. Il centro parrocchiale è uno dei mezzi con cui la parrocchia realizza la sua missione nei confronti della comunità ed è una delle proposte educative e formative».
Quali sono le sue aspettative per i prossimi anni di impegno di Noi Padova?
«Mi piacerebbe che le associazioni, uscendo dall’ambito parrocchiale, si unissero a livello zonale. I circoli potrebbero incontrarsi e comunicarsi le rispettive attività, esigenze e necessità. Sarebbe bello che ci fossero proposte a livello vicariale, ad esempio. Un’esperienza come quella di mettere a confronto più realtà potrebbe essere solo arricchente. Inoltre, un percorso da intraprendere sarebbe quello che può portare i circoli a stare in piedi con le proprie gambe: molti già lo fanno. Ogni associazione dovrebbe essere in grado di portare avanti un tipo di proposta formativa autonoma. Dico questo perché le proposte formative della parrocchia sono svariate; questa tipologia potrebbe essere un ramo che le integra in modo autosufficiente».
Cosa intende per mettersi in rete?
«Intendo mettersi ad un tavolo, confrontarsi, ma anche avere un sito web. Noi siamo fortunati, già l’abbiamo. Ma se il numero aumentasse, questo sarebbe un modo per comunicare il percorso di crescita. Mettersi in rete, inoltre, significa aprirsi anche a nuovi tipi di attività. Un percorso sportivo, per citare una tipologia, ha già dato degli ottimi risultati. Per esempio tornei di sport di squadra, o partecipazioni a incontri formativi su temi quali le attività sportive per persone diversamente abili, potrebbero essere la prova che questi percorsi si incontrano e permettono all’associazione di crescere sia a livello territoriale (si esce dalle realtà parrocchiali) che comunicativo (il sito internet e le sue visite). Essere nell’associazione significa esserci per l’associazione, la parrocchia e la comunità».
Che risposta vi aspettate, da parte dei soci di Noi Padova e in generale dalla comunità?
«La risposta della comunità è già ampia. Ma mi piacerebbe conoscere quella delle singole realtà. La risposta che comunque mi aspetto da tutti i circoli è una sempre maggiore attenzione alla pastorale. Il tesseramento non è un concetto superato, anzi. Per questo, un legame profondo dovrebbe sottolineare l’appartenenza al gruppo. La partecipazione dunque non dovrebbe essere un risultato, ma un punto di partenza. Mi sento quindi di concludere con una personale considerazione: in qualità di consigliere, mi piacerebbe trovare sempre più tempo e possibilità per tentare di mettere in relazione e a confronto le realtà del territorio».