Il paese africano raccontato da padre Ferro
La parrocchia intitolata a San Francesco Saverio si trova nella località di Koptchou, alla periferia della città di Bafoussam (la terza città del Camerun nella regione dell'ovest) e si estende su un raggio di 20 chilometri, con otto cappelle succursali che, soprattutto nella stagione delle piogge, diventano difficilmente raggiungibili per l'impraticabilità delle strade. È nata 16 anni fa ed è diretta dai missionari saveriani, che attualmente sono tre: il parroco è padre Bruno Calderaro, originario di Cittadella, ci sono poi padre Adriano Armati, della diocesi di Bergamo, e padre Olivero Ferro, della diocesi di Novara. La città ha oltre 300 mila abitanti e la parrocchia, che ne conta circa 25 mila, è povera «sia perché si trova in periferia sia perché la maggioranza della gente vive del lavoro manuale nei campi, dove coltiva mais, fagioli, manioca, arachidi, zucche, pomodori e alberi da frutto come papaye, mango, banane racconta padre Ferro Molti sono senza lavoro e la crisi, che coinvolge da una decina d'anni il Camerun, ha fatto sì che molte famiglie povere siano diventate miserabili. I giovani vanno alla ricerca di lavoro passando da una città all'altra. Molte persone, inoltre, soccombono a causa delle malattie: l'Aids, la malaria, le malattie respiratorie, varie forme di handicap. La situazione sociale e politica è difficile: manca il rispetto per i diritti delle persone, dilaga la corruzione, che qui si chiama "incoraggiamento", c'è il problema dell'interruzione della fornitura dell'acqua e della luce».
I tre missionari saveriani di origine italiana si trovano a vivere in Camerun nel cuore della tradizione Bamileke, dove essere pagani è un orgoglio familiare e sociale e la poligamia è riconosciuta ufficialmente al momento del matrimonio; forte è il problema della sorcellerie, stregoneria. «Ma lo Spirito santo lavora da tempo afferma padre Ferro e ogni anno battezziamo qualche centinaio di catecumeni». Forte è la presenza musulmana, con due moschee che svettano a poca distanza dal centro cattolico e un dialogo che non è molto facile. «Per questo spiega il saveriano la nostra comunità sente la necessità di innalzare la chiesa parrocchiale come segno della sua fede. È prevista per circa mille persone ma incontra un grosso problema: il costo della costruzione si aggira sui 160 mila euro. Il progetto è stato approvato dal vescovo di Bafoussam, mons. Joseph Atanga e dal superiore dei saveriani in Camerun». Se questo è il progetto a cui i missionari tengono di più, sono però già diverse le opere avviate nella parrocchia di San Francesco Saverio di Koptchou. C'è una scuola professionale che accoglie circa 250 fra ragazzi e ragazze, che possono imparare meccanica, falegnameria (con un laboratorio), elettronica, informatica e cucito. C'è anche una cooperativa di donne che utilizza le erbe per ricavarne medicine naturali e coltiva i campi comunitari. «Stiamo cercando anche di sollecitare le varie comunità a impegnarsi nell'animazione aggiunge padre Ferro ma è un'impresa difficile, perché richiede che la gente si metta insieme, uscendo dal proprio egoismo, dal particolarismo. Le idee sarebbero tante ma spesso mancano i mezzi materiali e la gente che possa realizzarli. Si cerca di formare animatori, ma non sempre sono stabili, sia perché devono pensare alla vita delle loro famiglie, sia perché dovrebbero rinforzare la loro motivazione di servizio alla comunità». La missione è organizzata in nove settori o cappelle (Koptchou che è il centro, poi Batyo, Tongu, Baye, Nefa, Songa, Djingah, Banefo, Pont de Noun). In ogni posto c'è un responsabile del settore, con un comité des chrétiens e i catechisti; ci sono il consiglio pastorale parrocchiale, quello per gli affari economici, l'Epap che suggerisce come portare avanti la pastorale; il coordinamento dei giovani che comprende diversi movimenti (chierichetti, lettori e animatori, scout, comunità dei giovani-adolescentibambini, gruppo vocazionale). Altri movimenti sono: le donne cattoliche, Rinnovamento nello Spirito, Legione di Maria, commissione giustizia e pace. In ogni settore ci sono le comunità di base, una ventina in tutto, sia di adulti che di giovani. «Si insiste molto sulla formazione, sia dei catechisti come dei vari responsabili spiega padre Ferro e ci vuole molta pazienza. C'è molta partecipazione al momento dei funerali, dove si spende molto denaro. La gente invece fa più fatica a donarlo per le opere di Dio».