È da poco iniziata la scuola e delle vacanze estive portiamo solamente il ricordo. I ragazzi della parrocchia della Sacra Famiglia in Padova hanno potuto assaporare il gusto della pausa estiva fino all’ultimo giorno, perché proprio durante l’ultima settimana di vacanza hanno vissuto insieme l’esperienza del grest.
Quali sono stati i temi del grest di quest’anno? Su cosa vi siete concentrati?
«I temi del grest di quest’anno – racconta Greta Chiaretto, organizzatrice del grest – sono stati quelli proposti dalla guida “Extra time” di Noi associazione, ma dal momento che la guida comprende scenette e attività per un totale di sei settimane abbiamo dovuto adattarla e ridurla a una sola settimana. La scelta è stata prediligere alcune tematiche rispetto ad altre, come ad esempio: l’incontro, la condivisione, il non sentirsi soli nelle difficoltà della vita, neanche in una situazione tanto preoccupante e faticosa come quella dei personaggi degli sketch che ogni giorno hanno raccontato ai ragazzi la loro avventura a spasso nel tempo e la loro paura di non riuscire più a tornare a casa. Liberarsi dalla schiavitù dei cellulari e del computer permette ai protagonisti della storia di conoscersi meglio, sostenendosi nelle reciproche debolezze, fino a condividere le gioie e le paure di un viaggio che sembra essere senza ritorno. Un altro tema importante che abbiamo affrontato con i ragazzi è stata la vocazione intesa come chiamata a compiere il progetto che Dio ha su ciascuno».
Il libro presente nella storia “Extra time” rappresenta una guida per i protagonisti del racconto ed è la metafora della Bibbia, che accompagna la nostra vita e che ci mostra esempi di persone chiamate: Paolo, i discepoli e molti altri hanno ricevuto una chiamata importante, ma Dio, a noi, la prima chiamata che ci fa è quella di vivere al meglio il dono che ci ha fatto: la vita.
«Ognuno affronta ogni vocazione come può e come vuole, ha scritto Giovanni Paolo II – precisa Greta Chiaretto – La vocazione è dono e mistero. Noi educatori cerchiamo di trasmettere l’entusiasmo del crescere e coltivare i propri desideri e le proprie aspettative senza darsi per vinti, al fine di essere protagonisti di un’avventura tutta da costruire con le proprie forze e con l’incontro. Sono queste le tematiche che attraverso le attività e la recitazione abbiamo trattato con i ragazzi».
Come è stata strutturata la giornata del grest?
«Il grest iniziava alle 9. Terminate la preghiera e la scenetta che introduceva il tema del giorno, si cominciavano le attività che duravano fino all’ora di pranzo. Il pomeriggio era sempre dedicato ai giochi: da quelli di aspetto più ludico a quelli che, in qualche modo, cercavano di far passare un messaggio importante che riprendeva le attività svolte nella mattinata. La giornata si concludeva alle 17. Il mercoledì è stata organizzata una gita. Sabato sera, come ogni anno, abbiamo organizzato una cena con tutti i genitori dei ragazzi; poi si è mostrato un video con le foto dei campiscuola svolti a luglio. Il grest è terminato la domenica mattina con la messa delle 10.15 alla quale hanno partecipato i genitori e i ragazzi con il compito di animarla con le letture, le loro preghiere e i canti».
Fare animazione, al grest come al centro parrocchiale, è anche fare educazione. Quali sono i valori che secondo te si trasmettono ai ragazzi partecipanti, durante questi giorni?
«I valori che si trasmettono sono la gioia, l’impegno e la fiducia che ci dimostrano i ragazzi quando li invitiamo a fare un gioco, che a volte può non piacere. In realtà ciò che vogliamo fargli capire è qualcosa di più profondo, che solo dopo essersi messi in gioco possono comprendere. Inoltre i ragazzi percepiscono l’attenzione e l’ascolto che gli educatori sono pronti a dare in quella settimana a ognuno di loro, se e quando ne avranno bisogno. L’unione tra gli educatori è un altro fattore molto importante che i ragazzi sentono subito e che, se è presente, permette un’ottima riuscita di tutto il grest, poiché si instaura un clima di serenità che permette di lavorare meglio. Il valore più importante che un educatore può trasmettere è mostrare ciò in cui crede e ciò che testimonia, non solo con le parole, ma anche con la vita. È fondamentale per noi educatori capire che non si educano i ragazzi per attaccarli a noi, al nostro modo di pensare e ai nostri gusti, bensì per accompagnarli all’unico centro che ci tiene riuniti tutti insieme e che ci spinge a prodigarci tanto all’interno di una parrocchia: Gesù. Le attività, lo stare insieme, l’ascoltarsi sono tutti modi per avvicinarci al suo insegnamento, senza nessuna grande pretesa, ma solo con la speranza di riuscire ad accompagnare i ragazzi sempre più verso di lui con i semplici gesti quotidiani».
Anche per gli animatori è un’occasione di crescita? Quali sono le esperienze più significative che si fanno durante un evento come il grest?
«Per gli animatori il grest è un’ulteriore momento per mettersi in discussione oltre il camposcuola, poiché le tematiche trattate riguardano anche il loro modo di vivere. Organizzare, lavorare e mettere del proprio nella realizzazione del grest è ciò che sicuramente rende l’animatore responsabile e pronto a raccogliere i frutti della sua fatica durante il corso della settimana; ciò significa che l’educatore si sente motivato a impegnarsi e a trasmettere qualcosa di vero ai ragazzi, facendoli ragionare nelle attività e anche giocando con loro nei momenti di svago. Direi quindi che un’occasione importante di crescita innanzitutto è la preparazione del grest, successivamente è anche vedere la buona riuscita di un’attività studiata insieme. Inoltre, ciò che permette a un educatore di crescere, è il senso di responsabilità che si assume sui ragazzi, non solo nell’attenzione che non si facciano male quando si cammina per la città o quando si è in gita, ma anche quando si parla con loro. Essere responsabili e consapevoli di ciò che si dice è una condizione necessaria per aiutare il ragazzo a maturare, perché ascoltano attentamente tutto ciò che viene detto, magari anche rispetto al loro modo di essere e di comportarsi, e ne fanno tesoro».
Qual è il ruolo dei genitori nel grest?
«I genitori non ricoprono un ruolo all’interno dell’organizzazione del grest, se non per quanto riguarda la presenza di alcuni volontari che cucinano il pranzo per tutti i ragazzi durante la settimana. Le possibilità che hanno di partecipare sono sostanzialmente tre: alla gita, se desiderano accompagnare il proprio figlio, alla serata conclusiva del sabato e alla messa».
Ci puoi lasciare un tuo pensiero, come conclusione dell’estate 2009 e in relazione all’esperienza del grest?
«Come pensiero finale mi sento di dire che lavorare per la realizzazione dei campiscuola e del grest comporta sempre il confrontarsi con altri pensieri, con altre persone che vengono da storie di vita diverse e che permettono un continuo rinnovamento, un continuo rendersi conto di quanto si abbia da imparare e da mettersi in discussione. Non dimentichiamo il divertimento, stare con i ragazzi, ridere e scherzare, perché anche questa è una modalità di incontro, la più viva efficace e vera, dove ci riscopriamo tutti un po’ bambini con ancora la voglia di giocare e di stare insieme per condividere anche le gioie più semplici».