Difesa n.49 (13 dicembre 2009)

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Contro il “bere facile”

Come possono essere aiutati i giovani e gli adolescenti a comprendere che l’abuso di alcol o sostanze stupefacenti, dall’hashish alla marijuana alle pastiglie sintetiche, è pericoloso e dannoso per il corpo e per la mente ed è invece possibile divertirsi e vivere relazioni soddisfacenti bandendo il loro utilizzo?

Molti educatori dei nostri centri parrocchiali si pongono spesso questo e altri interrogativi a cui non è facile e immediato trovare una risposta soddisfacente. Per avviare una riflessione su questi delicati temi educativi, la pastorale cittadina della diocesi di Padova ha organizzato un primo incontro rivolto principalmente ad animatori, baristi, allenatori, formatori parrocchiali, catechisti, capi scout e, non da ultimi, genitori. «Abbiamo proposto un primo incontro agli educatori della città – spiega mons. Daniele Prosdocimo, vicario diocesano per la pastorale cittadina – per verificare la consistenza del problema del consumo eccessivo di alcol e per iniziare con loro un percorso che punti al benessere degli adolescenti. In questo siamo supportati dalla presenza di esperti e dall’esperienza già maturata in alcune parrocchie della città».

Il triste fenomeno delle ubriacature collettive, che sembra coinvolgere oggi un numero sempre crescente di giovani, non può essere ignorato da chi ha a cuore l’educazione dei ragazzi. E così alcune parrocchie della nostra diocesi sono scese in campo per proporre loro un nuovo modo alternativo di “bere” in compagnia, insegnando a preparare, sotto la guida di esperti barman, cocktail analcolici a base di frutta.

Paola Zapolla
DON LUCA FACCO
Contro il “bere facile”
Bisogna educare i giovani a modelli diversi

Due anni fa la parrocchia della Guizza, in collaborazione con il progetto giovani del comune di Padova, ha organizzato il primo corso per la preparazione di cocktail analcolici.

All’iniziativa, tenuta da un barman, hanno partecipato una ventina di giovani dalla quarta superiore all’università, che poi si sono resi disponibili durante la festa della comunità a preparare per i loro coetanei, ma non solo, bevande analcoliche.

«Lo scopo era sensibilizzazione, aprire il “coperchio della pentola” – spiega don Luca Facco, vicedirettore della Caritas diocesana e vicario parrocchiale alla Guizza – Con il pretesto di dare una formazione specifica ci interessava soprattutto porci delle domande sul nostro personale rapporto con il bere. Bravissima è stata l’insegnante che, oltre a essere barman di professione, era anche laureata in scienze della formazione ed è riuscita a cogliere in ciascuno dei ragazzi l’atteggiamento che aveva nei confronti delle sostanze e a lavorarci personalmente».

I giovani hanno promosso questo nuovo modo di bere tra i loro coetanei: siete stati contenti dei risultati ottenuti?

«Sì, soprattutto per quanto riguarda il numero dei partecipanti al corso. Avere venti giovani più formati e attenti a questo tema è un capitale sociale e un patrimonio che lentamente si svilupperà e crescerà in forme molto discrete e umili che non sempre si possono vedere e quantificare, come un virus positivo che si diffonde per contagio e lentamente può sgretolare modelli che sembrerebbero impossibili da scalfire. Dobbiamo favorire e formare giovani capaci di contatto con altri giovani, capaci di interrogare e farsi interrogare, capaci di una nuova sensibilità e mentalità, capaci di incontrare e ascoltare senza giudicare e senza nutrire atteggiamenti di superiorità o inferiorità».

Si parla molto di abuso di alcol tra i giovani: ci sono delle risposte che possono venire dai centri parrocchiali riguardo a questo fenomeno sempre più dilagante e che coinvolge anche gli adolescenti?

«Sinceramente non sono un esperto, ma leggo le cronache locali dei giornali e soprattutto, vivendo in città all’interno di un quartiere, ho una visuale molto concreta. Ho visto e continuo a vedere giovani che abusano di alcol. Non potrò mai dimenticare un ragazzo di quindici anni con un bottiglione da due litri di vino in mano mentre lo va a nascondere in un angolo all’esterno del centro parrocchiale per non farsi vedere. E poi adolescenti che frequentano i gruppi parrocchiali e, attraverso amici, si viene a sapere che si ritrovano in casa di coetanei per bere alcolici come passatempo. Oppure le discussioni fiume la prima sera di qualche camposcuola quando di nascosto alcuni ragazzi, e a volte anche ragazze, hanno portato da casa degli alcolici. Ma anche adulti che finita la sagra si trovano a rilassarsi per il gran lavoro fatto e corrono il rischio di eccedere con il vino. Ecco: i giovani sono lo specchio del mondo adulto. Il problema dell’abuso lo viviamo quotidianamente e riguarda tutti, interpella il nostro personale e comunitario stile di vita».

Anche la pastorale cittadina della diocesi di Padova è scesa in campo a questo riguardo cercando di fornire ai giovani delle proposte concrete sulla prevenzione dell’uso e dell’abuso di alcol.

«Tra le varie proposte della pastorale cittadina di fronte ai problemi alcolcorrelati c’è stata l’idea di proporre un nuovo stile di vita, un nuovo modo di stare insieme, fare festa e bere qualcosa di buono senza necessariamente far uso di sostanze alcoliche. Lo scopo è formare alcuni giovani sensibili e motivati che, all’interno delle tante feste a cui partecipano in maniera informale, sappiano preparare cocktail analcolici, così da diventare loro stessi in grado di proporre qualcosa di diverso e di porre in discussione certi modelli per cui bisogna necessariamente trasgredire per divertirsi».

Quale potrebbe essere il ruolo dei circoli parrocchiali nella prevenzione dell’alcolismo tra i giovani?

«Il mio sogno e la mia speranza è che si arrivi a togliere ogni bevanda alcolica dai circoli in quanto luogo educativo. Lo scopo non è demonizzare, ma creare l’occasione perché all’interno dei circoli, ma anche e soprattutto nelle nostre case, ci si interroghi e ci si ponga tutti insieme delle domande sulla qualità della nostra vita e delle nostre relazioni».

RIVALE DI PIANIGA
Il barista è un vero educatore

Il circolo Noi Beato Piergiorgio Frassati di Rivale di Pianiga nel Veneziano è molto attento alla formazione dei giovani e al loro coinvolgimento nelle varie attività che vengono proposte.

«È di primaria importanza il ruolo che il circolo deve avere nella prevenzione all’uso e all’abuso di alcol tra i giovani – spiega Gabriella Calzavara, vicepresidente del circolo Noi di Rivale che presta anche servizio al bar del centro parrocchiale – Il nostro centro parrocchiale vive all’interno di un piccolo paese dove ci si conosce tutti e, quindi, per un barista risulta più facile seguire i ragazzi. Due anni fa abbiamo organizzato la festa dello spritz analcolico: i giovani hanno partecipato attivamente alla preparazione della festa che è diventata quindi un momento condiviso da tutta la comunità parrocchiale. Penso comunque che educare al bere sano sia un impegno rivolto non solo ai giovani, ma a tutti».

A questo proposito un ruolo importante viene assunto dal barista del centro parrocchiale: il servizio al bar nella parrocchia di Rivale viene svolto da una ventina di persone regolarmente in possesso del libretto di idoneità sanitaria. «Il barista non si limita solo al servizio al banco – continua Gabriella Calzavara – ma svolge anche un’attività di animazione nelle molteplici feste che si svolgono in parrocchia durante l’anno. Solo per citarne alcune: la festa della Befana, del carnevale, la pedalata ecologica, la festa di Rivale in fiore, la festa per le famiglie il 25 aprile, giorno di san Marco. Questi momenti di convivialità sono importanti perché servono per riunire assieme bambini, giovani e famiglie. Inoltre durante la sagra di sant’Antonio, i soci del nostro circolo Noi e i baristi organizzano la processione con la statua del Santo oltre che tornei di ping pong, briscola e calcio balilla. Un notevole successo è stato ottenuto dalla mostra abbinata al concorso fotografico “La fede in Maria nei capitelli e nei luoghi per te importanti” che abbiamo fatto in occasione della festa della Madonna del rosario: una ventina i partecipanti, un centinaio le foto in concorso e più di duecento i visitatori. Ultima in ordine di tempo è stata la festa che abbiamo organizzato lo scorso 6 dicembre in occasione di san Nicola, patrono della nostra parrocchia».

Il barista viene quindi chiamato a svolgere un’attività sociale ed educativa: il suo ruolo non è solo somministrare bevande o alimenti agli avventori, ma anche relazionarsi con le persone che gravitano attorno al centro parrocchiale a partire dagli anziani che si ritrovano alla sera per scambiare due chiacchiere o per giocare a carte, per poi dialogare con i ragazzi che molte volte, finito il catechismo, si fermano a giocare assieme, con i giovani e gli adulti che non disdegnano qualche minuto di pausa dopo una giornata di studio o di lavoro.

«Il barista può essere considerato quindi un volontario propositivo – conclude Gabriella Calzavara – capace di relazioni gratuite e lo spirito che anima il suo servizio nel centro parrocchiale deve essere quello di lavorare divertendosi. È un servizio che offro io stessa volentieri alla comunità, donando parte del mio tempo libero e cercando di farlo il meglio possibile».

Concerto a Campodarsego

Si svolge sabato 12 dicembre alle ore 20.45 all’auditorium Alta forum di Campodarsego il concerto di Natale con l’Orchestra di fiati di Cadoneghe.

Alla serata, organizzata dal circolo Noi di Reschigliano, partecipano la scuola di danza classica e moderna La Cenerentola, il cantante Giorgio Gobbo e i bambini della scuola materna di Reschigliano. In occasione verrà siglato il gemellaggio tra il comune di Campodarsego e la fondazione Città della speranza. L’ingresso è libero.

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