La segreteria di Noi Padova presenta, a tutti i soci interessati, due pubblicazioni: Non c'è oratorio senza domenica scritta da Mario Spezzibottiani e curata dal Foi (Forum oratori italiani) e il Noi book numero 13, in due volumi, intitolato Verso Verona 2006, che offre un supporto alla formazione in vista del 4° convegno ecclesiale nazionale, previsto per il prossimo ottobre.
Non c'è oratorio senza domenica è un testo che, come esprime bene il titolo, ricorda alcune centralità che riguardano il fare chiesa e il fare oratorio, cioè patronato. A metà del testo si trova un capitolo che ricorda come l'oratorio nasce esplicitamente dalla domenica. Nello specifico si fa riferimento all'esperienza degli oratori milanesi, che sono da considerare come i primi esempi di centri ricreativi. «Sarà soltanto verso la fine dell'Ottocento si legge nel testo dopo la seconda guerra di indipendenza, con l'annessione della Lombardia al Piemonte e l'estensione dell'obbligo o dell'interesse scolastico, che si fece sempre più imperiosa l'esigenza di un oratorio anche feriale. In quel tempo infatti diventavano sempre più numerosi i bambini e i ragazzi che non potevano più lavorare e che, di conseguenza, avevano maggior tempo libero, senza poter essere controllati dai genitori, impegnati nelle fabbriche dell'allora tumultuoso sviluppo industriale italiano. L'oratorio feriale allora, diventava un modo per rispondere a questa nuova emergenza storica e, soprattutto nei quartieri più popolari e periferici, l'oratorio diventava per masse sempre più numerose di ragazzi l'unico spazio di ritrovo». Di simile prospettiva è anche l'esperienza di don Bosco che, vedendo bande di giovani che soprattutto la domenica vagavano per le strade di Torino e lungo le rive del Po, volle «realizzare un centro in cui i ragazzi abbandonati dalla famiglia trovassero un amico, dove i giovani ex-carcerati sapessero di avere un aiuto e un sostegno. Un centro non legato a una parrocchia, ma alla sua persona. E che non solo funzionasse alla domenica per il catechismo, ma si prolungasse per tutta la settimana mediante l'amicizia, l'assistenza, gli incontri sul luogo di lavoro». Spezzibottiani mette in evidenza come nacque l'esperienza di don Bosco, che prende il via appunto «in un giorno di festa e più precisamente il giorno dell'Immacolata del 1841, durante la quale don Bosco incontrò Bartolomeo Garelli, muratorino di Asti, con il quale recitò un'Ave Maria. Poco dopo fece seguire un invito per la domenica successiva: Vorrei che venissi anche domenica prossima, Bartolomeo. Ma non venire solo, porta con te dei tuoi amici». Quattro giorni dopo era domenica. Nella sacrestia entrarono in nove. Non venivano alla chiesa di San Francesco d'Assisi, venivano a cercare don Bosco. L'oratorio era nato». Questo modo di ripercorrere le tappe storiche del centro parrocchiale (ma non solo, infatti nel testo si affrontano altri temi che spaziano dall'educazione alla fede, declinata in riflessioni sul Signore, la Pasqua, l'eucaristia e la missione) può diventare l'occasione per riportare l'attenzione sui principi che determinano molte azioni educative. Spesso la vita parrocchiale è talmente intensa e ramificata da rischiare di far perdere l'orientamento. L'accumularsi di eventi e ricorrenze può spostare il centro dell'attenzione fino a far dimenticare che la domenica è il giorno del Signore. Spezzibottiani chiude con un intervento che offre un illuminante focus sui discepoli di Emmaus, la cui vicenda viene presa come icona per il centro parrocchiale. L'accostarsi di Gesù a quei due discepoli, spiegare loro le letture, il farsi riconoscere e il ritorno a casa sono le stesse tappe di un'attività oratoriale. Anche qui niente di nuovo, verrebbe da dire, ma anche quei due uomini furono accanto a Gesù senza accorgersene, e solo da un semplice gesto lo riconobbero. Le illuminazioni accadono nei fatti di tutti i giorni grazie a eventi minimi.
Anche il Noi book 13 Verso Verona 2006, ai quali primi due volumi seguirà un terzo che sarà frutto dell'approfondimento e della riflessione che Noi associazione sta già facendo con un fitto calendario di appuntamenti (e che sarà offerto al comitato del convegno nazionale), riprende alcune nozioni basilari riguardo il fare pastorale. Il tema del 4° convegno ecclesiale nazionale è "Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo". Testimoni come i discepoli di Emmaus, appunto. Il volume numero uno raccoglie quattro documenti redatti tra il 2001 e il 2005: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, Fare di Cristo il cuor del mondo, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia e Testimoni di Gesù risorto, speranza del modo. A questi quattro documenti seguono due commenti, il primo di mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, e il secondo di mons. Domenico Mogavero, sottosegretario della Cei. «Il convegno scrive quest'ultimo vuole essere un momento nel quale, leggendo la realtà, la comunità cristiana, e in essa ogni discepolo del Signore con la sua vocazione, carismi e missionarietà, possa trovare il posto e il ruolo che le compete per essere testimone di Cristo, lui speranza del mondo». Leggere la realtà e riconoscere il discepolo del Signore sono azioni che riguardano la chiesa e tutti gli ambienti parrocchiali che ne derivano. Sono temi troppo importanti per non dedicarvi un lavoro, un approfondimento e una riflessione. L'appuntamento è a Verona in ottobre. Noi associazione c'è.